«Forme»
Collana di studi e testi diretta da Nicola D'Antuono
Le forme della discorsività nella poesia del '900. ATTI del 3° Convegno Nazionale della MOD € 22,50
L’argomento del convegno MOD di quest’anno ci porta nel vivo del laboratorio di esperienze e proposte allestito dagli scrittori di poesia del Novecento italiano. Il ricorso alle forme della discorsività infatti non si esaurisce in una stagione storica determinata né indica una tendenza, un movimento peculiarmente circoscritti. Si tratta di una presenza ricorrente lungo l’intero corso del secolo e che contrassegna un ricco insieme di personalità molto diverse, in tutta o in parte della loro carriera Ma proprio queste facili constatazioni rendono più significativo il proposito di comporre tante voci dissimili in un panorama complessivo, che consenta di mettere in chiaro l’unitarietà del genere poetico al quale pure rinviano.
Un approccio utile può forse essere avviato per via contrastiva: cioè mettendo a confronto empiricamente, alla lettura, ciò che appaia discorsivo con ciò che non riesce tale. Diventa allora opportuno il ricorso a due categorie ben note del sapere classico. In Aristotele troviamo una distinzione fondamentale: la diànoia, cioè il procedimento di pensiero articolato, sviluppato per connessioni logico-sintattiche in sequenza coerente; e la noèsi, vale a dire la percezione sintetica, unitaria, immediata.
Se facciamo riferimeno a questa bipolarità, avremo da una parte una poesia come esposizione di elementi di discorso tra i quali intercorre un rapporto di mediazione analiticamente riflessiva; dall’altro lato una poesia come illuminazione istantanea, organicamente monadica, ossia di indole irriducibilmente lirico-simbolica.
Ovviamente, una antitesi simile non può essere identificata con quella tra poesia pura e poesia impura: la purità non contraddice il loicismo discorsivo. Diciamo piuttosto che viene messa in risalto l’esistenza di una alternativa rispetto alla ricerca della parola assoluta, del verbo che nella sua unicità inimitata e inimitabile attinge un valore di assolutezza autoconclusa. A improntare la poesia discorsiva è un criterio di composizione argomentativa dei materiali sottoposti al processo di elaborazione testuale.
D’altronde, non si può nemmeno dire che la discorsività implichi una declinazione verso la prosa, di contro al lirismo che invece rivendica orgogliosamente la sua alterità radicale rispetto al dire prosastico. Semmai, l’accostamento alle modulazioni del linguaggio non versificato può riguardare la poesia del resocontismo narrativo: che però è cosa diversa dalla discorsiva, la quale è quasi statutariamente sensibile alle suggestioni del’elevato-sublime, da Lucrezio a Leopardi.
Nondimeno, è giusto rilevare che la discorsività comporta l’evidenza di un proposito ammaestrativo, di un messaggio ideologicamente strutturato. E a questo punto diviene inevitabile il rinvio alla tradizione antica e illustre della letteratura didascalica, in prosa e in versi: a conferma delle radici profonde che legano al passato ogni sorta di sperimentazione insorgente dalla modernità.
Un’ultima osservazione, dedotta dalle precedenti. Il termine discorsività rischia di essere inteso come sinonimo di affabile cordialità comunicativa. Ma non è detto che sia così. La poesia discorsiva può presentare un tasso elevato di sofisticazione, anzi di cerebralismo arrovellato, che ne renda ostica la lettura: basti pensare a Rebora. Proprio qui anzi sta la ragione della sua fortuna in un secolo letterario così incline all’intellettualismo come il Novecento. Tuttavia, resta indiscutibile che la discorsività implica una disposizione dialogica, un interesse esplicito per l’interlocuzione con i destinatari elettivi del messaggio testuale. Ciò vale a ribadire la sua differenza costitutiva riguardo ai componimenti che preferiscono ostentare la loro presenza numinosa al pubblico profano ammutolito.
Le relazioni e le comunicazioni che si sono succedute nei giorni del convegno hanno dato una somma di contributi altamente qualificati allo studio di un aspetto straordinariamente fascinoso e complesso della civiltà letteraria novecentesca, non ancora esplorato adeguatamente nella sua portata storica e valenza estetica. Un ringraziamento forte va a quanti hanno accettato l’invito della MOD per la partecipazione all’iniziativa.
Vittorio SpinazzolA
Antonio Labriola, Discorrendo di Socialismo e di Filosofia
a cura di Nicola D’Antuono € 35,00
Discorrendo di Socialismo e di Filosofia esercitò un influsso capitale nel dibattito politico e filosofico europeo, or è un secolo, stimolando letture, interpretazioni e distorsioni. Nell’apologia del mestiere di storico, nella figura di «Socrate del proletariato», nella virtù minuscola di tutti i giorni, nel delineare un’etica materialistica e un sapere critico, emerge in tutta la plasticità Antonio Labriola, traduttore e fondatore del materialismo storico in Italia. Il valore filosofico e letterario del saggio è notevolissimo, inclusa la polemica teorica e politica, che resta un dovere scientifico. La forma epistolare, dialogico-discorsiva e autobiografica dell’opera scardina il classico argomentare filosofico dei dotti e polemizza con il verbalismo e lo scolasticismo della nostra tradizione culturale, per la libertà del sapere, con le mitologie e le metafisiche religiose di massa, le superstizioni e i particolarismi ideologici, ma anche con l’astrattezza, il neo-utopismo e il riduzionismo economicistico.
L’ampia introduzione, le annotazioni e il commento, gli apparati evidenziano che il testo, giusta la terza edizione del 1902, non è del tutto caduto in oblio e resta un classico della forma saggistica italiana ed europea, ed è una non inutile e non arretrata lotta alle censure linguistiche, alle falsificazioni, agli errori storiografici, all’uso politico dello «storicismo» e alle canonizzazioni dei manuali scolastici che hanno espulso e neutralizzato un segmento notevole del materialismo storico e della tradizione italiana ed europea del «comunismo critico».
Fortunio (1888-1899), saggio introduttivo e indici
a cura di Vincenzo Santomauro € 35,00
Apparsa a Napoli nell’agosto del 1888 ed attiva fino agli inizi del 1899, la rivista «Fortunio» rappresentò, nell’affollato panorama editoriale dell’ultimo scorcio dell’Ottocento napoletano, la coscienza nuova che si andava affermando nell’ambito del giornalismo culturale, volta a stimolare, come risulta dalla lettura del volume curato da Vincenzo Santomauro, un’apertura alle nuove istanze provenienti dall’estero quali il simbolismo, il romanzo psicologico, l’ibsenismo ed il wagnerismo, nell’intento di promuovere un’opera di svecchiamento e sprovincializzazione della cultura partenopea e di favorirne, così rinnovata, la circolazione in un ambito di respiro nazionale.
La rivista, in tale contesto, si pose anche il problema di conciliare le tendenze più vitali della cultura meridionale del recente passato con il portato della contemporaneità. In questa direzione Giulio Massimo Scalinger, critico ed autore teatrale, fondatore e direttore del «Fortunio», svolse egregiamente il suo ruolo con articoli puntuali e attenti al nuovo e un’opera di animatore culturale e di scopritore di talenti.
Sotto la sua guida la rivista esercitò una funzione di mediazione, presentando al più vasto pubblico di lettori di media borghesia le problematiche culturali con un tono ed un approccio complessivo di carattere divulgativo, ma di alto livello, che rifuggiva, programmaticamente, da accenti di sapore professorale ed accademico.
Il saggio introduttivo e gli indici di questo volume offrono al lettore un quadro complessivo ampio ed efficace della vitalità della cultura napoletana fin de siècle che andava però già scontrandosi con le difficoltà del mercato.
Nicola D’Antuono, Forme e figure in Alberto Arbasino
Nuova edizione interamente riveduta € 22,00
In Arbasino sono decisive lettere e diari, testimonianze, interviste e reportages. Altrettanto le tecniche di lavoro (montaggio, plagio, citazioni e riscritture) e il poliformismo dei generi, il pastiche, il mascheramento, le note e la forma circolare. In una enciclopedia frammentaria nella quale lo sperimentalismo narrativo, la claustrofobia (in nesso con il labirinto) e il cosmopolitismo, l’autobiografia e le figure retoriche della ripetizione e dell’occultamento la bulimia e l’eros metaforizzato, il celibato e la temporalità, la moda e morte, la parodia e i fantasmi emergono fragorosamente, le antitesi e le conflittualità del reale, i conflitti tra storia e antropologia, tra le costanti e il divenire storico, l’anarchismo e il progresso (la crescita illimitata), le identità, la piccola borghesia si condensano nel piacere della letteratura di un flâneur con l’ossessione del Lebenswerk.
Il saggio di Nicola D’Antuono, in questa nuova edizione, completamente riveduta, in una particolare scrittura e su diversi registri stilistici, intreccia temi e forme, e analizza il loro polimorfismo, annota e scheda, descrive e interpreta un universo immaginario non ancora decifrato nelle strutture significative, propone un utile strumento per i lettori odierni e offre probanti indizi per gli studiosi, risultando in effetti un referto delle «rovine» e delle macerie del lavoro intellettuale oggi, ma anche un ritratto della del filone insublico, letterarietà eccentrica, ludica e discontinua nel regno della globalizzazione.
Forme figure e vicende della cultura a Napoli (primo contributo)
a cura di Nicola D'Antuono € 22,50
In questo Primo contributo saggi e ricerche, documenti e schede, testi, note e postille, scolii e bibliografie, dittici memoriali, ritratti e riscoperte studiano, dai decenni iniziali alla fine del secolo decimonono e oltre, forme figure e vicende, istituzioni e movimenti culturali, personaggi e gruppi intellettuali spesso desueti di una grande cultura diventata da decenni marginale e periferica.
La dinamica storica delle forme è seguìta con attenzione e non tutte le vicende e le figure sono ampiamente conosciute. Le pagine – e le abbondanti note – indagano molte questioni (tra le quali anche la proprietà letteraria, il classicismo e l’imperialismo culturale), esplorano gli incroci di letteratura e storia della cultura, filosofia e filologia, centro-periferia e storia-geografia, esterofilia-municipalismo.
Con distanza critica l’omaggio alla cultura ‘napoletana’ non è nostalgia e agiografia e affronta il nodo delle strutture mentali e della creazione culturale con una costruzione a rete e a mosaico e con un legame paradigmatico. I frammenti archivistici e le rovine memoriali, scartati deliberatamente i miti logori di una cultura festevole e piedigrottesca e del sciosciammocchismo, con una forma circolare e strategie metodologiche diversificate, che si fondano sull’archeologia e il rimosso sociale, frantumano l’identità mistificatoria di una presunta armonia, smontano il canone codificato della panoramistica, smascherano il populismo e la congenita disarmonia e le apologetiche dirette e indirette di una mitologia regressiva.
Altre forme figure e vicende, che saranno riprese, sviluppate e intensificate nei prossimi Contributi – presumibilmente due, come Nicola D’Antuono promette – percorreranno il secolo recentemente estinto. Anche il presente come storia, quindi, non trascurando le articolazioni delle province del vecchio Regno di Napoli e delle attuali subregioni campane, fornirà, quindi, un contributo alla costituzione di un atlante letterario e culturale, una mappa meno precaria del discontinuo paesaggio che attende ancora, dopo Croce, il rerum scriptor della cultura.
Saggi e ricerche di Letteratura italiana, a cura di Nicola D'Antuono e Valerio Vianello € 18,50
In tutte le pagine di ogni saggio traspare la volontà di un piccolo gruppo di giovani e meno giovani, che, nonostante tutte le difficoltà, ha rinvenuto nelle sedi universitarie, ma anche in occasioni non istituzionali, le motivazioni per confrontarsi su alcuni aspetti fondanti dell’italianistica e della modernità letteraria italiana. Con soddisfacente successo, valutando che la maggioranza degli autori è rappresentata da giovani appena formati o in formazione. È sembrato, perciò, opportuno che un libro rendesse una prima testimonianza dei frutti prodotti accogliendo il contributo di ricerche recenti e inedite, solamente in qualche caso esposte, nei limiti consentiti dal tempo, come comunicazioni al XII Congresso nazionale dell’ADI «Moderno e modernità: la letteratura italiana», tenutosi all’Università «La Sapienza» di Roma dal 17 al 20 settembre 2008. L’immagine che ne scaturisce è quella di un’indagine variegata per interessi, condotta con metodologie sensibilmente differenti fra loro su uno spettro di realtà storico-geografiche allungato dalla Lombardia al Veneto, dall’Abruzzo alla Campania, e tuttavia unita dall’appassionata volontà di mettere a fuoco la parte che la letteratura italiana ha avuto nei processi della modernità europea. La varietà dei temi e delle questioni, distesa su un ampio arco cronologico, seppur sbilanciato, come sovente capita, verso il Novecento, si avventura in terreni solo parzialmente battuti dalla tradizione critica nazionale, ma non per questo motivo di poco conto: il rapporto degli intellettuali con la stampa, il filone umoristico, la prosa saggistica, la narrativa scapigliata, il nesso teatralità narrativa nell’area storico-geografica partenopea, le origini della critica stilistica e il relativo dibattito che emerse lungo il corso del primo cinquantennio del secolo scorso. Nella concretezza delle risultanze, insomma, il lavoro comune dimostra un fervore di ricerca e un desiderio di novità che a posteriori ne legittimano la realizzazione.