«Modernità»

Collana di testi e studi di cultura italiana diretta da Nicola D'Antuono

 

G. Boine, Il Peccato

a cura di Ugo Perolino € 8,50

 

Romanzo filosofico e ambiguamente allegorico, in cui si teatralizza  l’identificazione di vita e pensiero già posta a termine dell’Esperienza religiosa, Il Peccato fu scritto tra febbraio e marzo del 1913 e stampato a puntate sulla «Riviera ligure» di Mario Novaro. Nella sua opera più distesamente narrativa Giovanni Boine deforma programmaticamente la prospettiva del racconto portando in superficie il fondale di Porto Maurizio, la città alveare, spazio simbiotico e simbolico del récit. La vicenda amorosa che lega il protagonista ad una giovane novizia del convento delle Carmelitane, suor Maria, appare destinata, secondo un consumato cliché del romanzo d’appendice, a turbare e scandalizzare la piccola comunità portorina. Sulla prevedibilità di questo impianto descrittivo, che si avvale di profili e situazioni tipiche della letteratura di consumo, Boine discioglie gli acidi corrosivi della parodia, del metaromanzo, del misrule e della morte. Tra il piano degli eventi e quello della registrazione del vissuto non esistono elementi di raccordo in grado di integrare la vita e la forma di quella che è stata indicata come una Bildung fallita.

La ristampa del testo boiniano è integrata in un sistema di raccordi tematici – annotazioni critiche, saggio introduttivo, rimandi bibliografici – che individua nel divenire della coscienza, e nelle figure correlate della malattia, della colpa e della crisi dei modelli etici e metafisici, il nucleo di una ininterrotta meditazione sul senso del sacro.

 

Carlo Mele, Storia di un nuovo pazzo

a cura di Nunzia D’Antuono € 9,00

 

La Storia di un nuovo pazzo, romanzo pubblicato postumo nel 1841, è l’unico del «purista» Carlo Mele (1792-1841), letterato napoletano, studioso della lingua e traduttore, conosciuto soprattutto per il pionieristico saggio di sociologia della cultura Degli odierni uficii della tipografia e de’ libri. Discorso pratico ed economico (1834).          Il romanzo, ambientato a Venezia e nutrito della cultura europea sette-ottocentesca, analizza la condizione umana in bilico tra passione e ragione, laicità e religiosità, Oriente e Occidente, giorno e notte, terra e mare. In un tessuto narrativo denso di polarità, di rinvii e allusioni storiche, filosofiche e geografiche, prende forma la vicenda romanzesca, che, rovesciando e ampliando il tòpos della «pazza per amore», sviluppando i temi e i motivi cruciali del sepolcro e della funzione educatrice della madre, in forma dialogica, narra il dissidio interiore di un padre armeno mechitarista che soffre le conseguenze della sconsideratezza giovanile e annuncia al lettore il lungo «monologo esteriore» – che equivale ad una confessione – sui temi della nuova pazzia, della colpa, della malinconia e del doppio. L’accurata riedizione, il saggio introduttivo, le annotazioni critiche e il commento di Nunzia D’Antuono ricostruiscono fedelmente le coordinate entro le quali il testo del Mele merita di essere collocato e incrementano le pagine per una storia – più aderente al vero e con meno luoghi comuni – del romanzo italiano del primo Ottocento.

 

 

 

Enrico Ruta, Il segreto di Partenope

a cura di Nicola D’Antuono € 12,00

 

In questo «racconto», pubblicato nel 1924, Enrico Ruta (1869-1939), scrittore napoletano «inconsapevolmente comico», allestisce un palcoscenico ove agiscono attori della farsa e dell’opera buffa che conversano sulla scena, esercitano indovinelli e giochi linguistici (le «grasse napoletanerie»), incrociano e rovesciano verità e apparenza, rivelano paradossalmente il «segreto» di Partenope. La teatralizzazione testuale evita i luoghi comuni della topografia partenopea e la storia rifiuta i canoni alla moda. L’organizzazione formale dispone le sequenze narrative in un crescendo irresistibile di comicità e in una lingua scoppiettante di motti salaci e di invenzioni inesauribili, ove si ritrovano fatalismo storico, mitologie, interclassismo, zoomorfismo, oscenità, paternalismo, beffa e irrisione. La crisi irreversibile di Napoli è rimossa e l’angoscia si trasforma in comicità, i dèmoni diventano buffoni e Raffaele Picone, maschera tragicomica della nostra quotidianità, occupa la scena del «mondo come teatro». Nel «paese di Pulcinella», nel teatro di marionette che è la vita, non soltanto partenopea, ogni cittadino è Pulcinella e rivela, paradossalmente, il suo «segreto».  

Dopo la riedizione di Insaniapoli, Nicola D’Antuono ripropone anche questo «racconto» poco noto con tutto il corredo dei materiali opportuni per rimettere in circolazione una scrittura e un intellettuale da inscrivere nella bizzarra famiglia letteraria degli Imbriani e dei Dossi.  

 

 

 

ESAURITO

Emilio Praga - Roberto Sacchetti, Memorie del presbiterio

a cura di Lorenzo Flabbi € 11,50

 

Un tranquillo paese delle Alpi, con il suo curato, il suo farmacista, il suo sindaco. Tutto nella norma. Attorno, il sorprendente spettacolo di una natura placida e solenne: paesaggi rasserenanti di pascoli e giogaie. Questo il contesto idilliaco in cui capita per caso il giovane pittore Emilio in una delle sue peregrinazioni d’arte e di pensiero; eppure questa apparente Tebaide, luogo di pace e contemplazione, è teatro di avvenimenti scabrosi, di violenze, intrighi, segreti. Perché nulla è mai ciò che sembra e forse l’unica norma è proprio questa: l’indicibile devasta come un uragano la vita di ciascuno; ciascuno si trova prima o poi al centro di misteri e trame inconfessabili.

Un romanzo della nuova Italia che è un continuo moltiplicarsi di racconti, espressione di una giovinezza impetuosa e disincantata; coraggioso nell’impianto sperimentale e nella scelta di tematiche difficili, fu iniziato dal poeta e pittore Emilio Praga, poi rielaborato e concluso nel 1877 dall’amico Roberto Sacchetti. Pur non privo di imperfezioni e asperità, del primo ha la finezza pittorica, l’estro poetico e l’arditezza; del secondo l’efficacia narrativa, il talento affabulatorio. Uno dei più importanti esempi della prosa scapigliata che Lorenzo Flabbi ripropone con una acuta introduzione, con documentati apparati e meticolose annotazioni.

 

 ESAURITO

Francesco Algarotti, Il Congresso di Citera

a cura di Daniela Mangione € 7,50    

 

Con il pretesto di un irreale Consiglio sull’isola di Citera, dove Amore interroga tre Dame rappresentanti Francia, Italia ed Inghilterra, vanno in scena, a metà Settecento, le manie arcaizzanti delle lettere italiane, i problemi della narrativa nascente e una tra le rappresentazioni più ironiche che l’Europa abbia visto di se stessa. Abile nel dissimulare la propria complessità, e per questo a lungo accusato di eccessiva leggerezza, Il Congresso di Citera racchiude una limata sintesi di citazioni, costumi settecenteschi e questioni letterarie.

Pubblicato in prima edizione nel 1745, e poi lavorato per quasi vent’anni, tradotto in tedesco, francese, inglese, polacco, Il Congresso di Citera si diffuse nell’Europa settecentesca guadagnandosi un ampio favore che gli derivò dalla capacità dell’autore, Francesco Algarotti, veneziano che visse nelle corti mitteleuropee e in contatto con i migliori ingegni dell’epoca, di sintetizzare con sobrietà, controllo e rara ironia  caratteri nazionali, vezzi, tic europei che riverberano un senso inaspettatamente ancora attuale.

Daniela Mangione ripropone per la prima volta il breve romanzo nell’edizione 1763, l’ultima licenziata dall’autore. Il testo è corredato da un saggio introduttivo, da puntuali annotazioni, da un commento e un’ampia bibliografia.

 

 

 

  

Igino Ugo Tarchetti, Racconti fantastici

a cura di Piero Pieri e Nunzia D’Antuono € 9,00

 

Raccolti in un volume postumo del 1869, i Racconti fantastici di Tarchetti sono il primo esempio in Italia di letteratura fantastica. Ma il principe della Scapigliatura non si limita a guardare a Hoffmann, Poe e Gautier per confezionare oscuri quadri e inquietanti atmosfere evocanti sinistre influenze, tormentate chiaroveggenze, apparizioni oltretombali, schizofrenie atterrite e sdoppiamenti della personalità. Seguendo un originale modello di racconto fantastico, Tarchetti ne viola in più di un’occasione il codice, introduce elementi formali inediti, tenta la via sperimentale del linguaggio psicotico e paranoide, mescola il patetico con l’umorismo e lo straordinario col grottesco. Due racconti, in particolare, mostrano la lucida strategia del narratore che vuole rinnovare l’istituto del fantastico europeo integrandovi il registro dell’autobiografia simulata (I fatali) e il verismo linguistico della scrittura stilizzante una forma modernissima di visionaria “psicofollia” espressionista (La lettera U). Tarchetti non ambisce ad emulare ad arte una drammatica del racconto fantastico, ma punta a rivoluzionarne la grammatica retorico-formale, attingendo ai contenuti del recente repertorio scientifico e ad un verismo stilistico che organizza e caratterizza la semantica dell’angoscia paranoide.

 

La riedizione si offre all’attenzione per la cura filologica del testo, basata sulla prima stampa in volume, per l’insieme dei raccordi tematici, delle note critiche e dei rimandi biobibliografici. Lo studio introduttivo valuta e circostanzia l’operazione narrativa di Tarchetti individuando le forme e gli stili messi in atto per legare la tradizione del modo fantastico agli esiti ultimi della letteratura europea e italiana.  

 

 

Francesco Domenico Guerrazzi, Il buco nel muro

a cura di Daniela Mangione € 12,00

 

Un testo come Il buco nel muro, scritto da un patriota e uomo politico, già autore di romanzi storici di successo, nell’Italia risorgimentale da poco unita, non poteva essere oggetto al quale prestare seria attenzione. Inspiegabilmente ironico, inaspettatamente stratificato di citazioni e allusioni di vario tono, Il buco nel muro si presentava come un incrocio tra feuilleton e metanarrazione ammiccante. Al tempo stesso sembrava una storia di facile e impossibile lettura.

Un testo considerato ‘popolare’ svela oggi, a oltre cento anni dalla pubblicazione, una varietà di registri e modelli che, innestandosi sulla tradizione sterniana e contaminandola di tratti nazionali, risulta singolare nel panorama romanzesco italiano del tempo. Lo sperimentalismo formale e linguistico, però, aspetta ancora indagini critiche appropriate e pone nuovamente il problema di quale fosse, davvero, la poetica del Guerrazzi politico ma letterato. La nuova edizione del testo, corredata di un saggio introduttivo, un accurato commento e un ricco apparato di note, ne illumina la pluralità di riferimenti.

 

 

 

Antonio Ranieri, Ginevra o L'orfana della Nunziata

a cura di Nunzia D'Antuono € 12,00  

 

Pubblicato a Capolago nel 1839, dopo essere stato bloccato dalla censura borbonica nel 1836, Ginevra o l’orfana della Nunziata di Antonio Ranieri ripercorre, in forma di confessione sulla soglia e con l’artificio del manoscritto ritrovato, le avventure di un’innocente orfana che sprofonda nelle grotte tenebrose degli inferi napoletani. La protagonista subisce ogni tipo di maltrattamento, conosce l’impossibilità di qualsiasi riscatto e diviene il simbolo dei reietti di una società ingiusta che non sancisce i diritti della donna e dei più deboli.

La denuncia sociale romanzesca è riproposta da Nunzia D’Antuono al pubblico odierno nell’edizione del 1884 con il corredo di apparati critici che ricostruiscono le procedure linguistiche, indagano la forma dell’opera e delineano i temi ed i motivi affini alla tradizione narrativa di Defoe e di Lesage. Dalla lettura emerge l’ideologia democratico-risorgimentale, anticlericale e antiprovvidenzialistica di Ranieri, un intellettuale liberale, profondo conoscitore della storia e della tradizione culturale italiana ed europea, denigrato e dimenticato, ma salito all’onore della cronaca soltanto per aver ospitato il Leopardi alle falde del Vesuvio e non per essere stato soprattutto autore di un romanzo coraggioso sul piano stilistico-ideologico.

 

 

 

Italo Svevo, Senilità

a cura di Giulio Savelli € 12,00 

 

Senilità è una storia d’amore che esige dal lettore una dedizione pari alla complessità della sofferenza rappresentata. Quanto e più che in passato, il testo propone opzioni interpretative problematiche, e invita a riconsiderare in relazione alla storia della narrativa europea l’identità dell’inetto sveviano, quella dei personaggi e il ruolo del narratore. Accanto alle questioni di tipo critico, inoltre, emerge, oggi nuovamente in primo piano, il problema filologico legato alle correzioni introdotte dall’autore nella seconda edizione del romanzo. Si sceglie di riprodurre Senilità in questa seconda definitiva edizione del 1927, corredandola di apparati che, nel prendere posizione intorno ai temi del dibattito critico, intendono offrire uno strumento di studio del testo agile e rigoroso.  

 

Ugo Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis

a cura di Valerio Vianello € 12,50

 

Nel luglio 1799 uscirono a Bologna per i tipi di Marsigli le Ultime lettere di Jacopo Ortis, prima forma del celeberrimo romanzo di Foscolo. L’autore, quando venne a conoscenza della stampa, ne rifiutò la paternità sia in dichiarazioni pubbliche sia nella corrispondenza privata, addossandola ad Angelo Sassoli, un giurista con velleità artistiche. Però la presenza di costanti strutturali ricorrenti nelle varie edizioni del libro e una filigrana stilistica tipicamente foscoliana inducono a ritenere che almeno per la princeps bolognese, apparsa con il titolo universalmente conosciuto, l’intervento del continuatore sia stato circoscritto e tale da non alterare la volontà dello scrittore.

Il romanzo epistolare, qui proposto per la prima volta nella redazione del 1798 con un ampio corredo di note, testimonia una fase aurorale della carriera di Foscolo, in cui, nello stretto volgere di pochi anni, lo stesso letterato non poteva più riconoscersi per ragioni formali e ideologiche. Il tessuto narrativo, prevalentemente incentrato sull’intreccio sentimentale dei modelli (in particolare di Goethe e di Rousseau), si innerva anche di rinvii e di allusioni alla storia contemporanea e di riflessioni filosofiche sulla condizione umana, analizzate con cura nel saggio introduttivo. Recuperando un testo forse troppo rapidamente accantonato e relegato tra i luoghi comuni della critica, Valerio Vianello ricostruisce un momento del noviziato foscoliano ricco di umori e di sperimentazioni e denso di conseguenze per il futuro.

 

Enrico Ruta, Il gusto d'amare

a cura di Nicola D'Antuono € 13,50

 

Questa macchina narrativa, edita originariamente nel 1895, ma processata a Milano per «oltraggio al pudore» e «incitamento all’odio tra le classi», è il sintomo fragoroso di un malessere sociale e di un disagio storico, allegoria di un colossale sfascio e di una rivolta al dominio di classe, al militarismo e alle imprese coloniali crispine, alle invadenze del clericalismo e alla corruzione trasformistica. Al fallimento del Risorgimento, insomma. Rimessa in circolazione nell’anno del colpo di stato della borghesia con correzioni coatte e profonde revisioni, questa narrazione enciclopedica è innanzitutto una critica radicale al canone romanzesco, ove il giova-nissimo autore, il napoletano Enrico Ruta, parodizza i gusti dominanti, il mito superomistico, il «poema paradisiaco» e l’«arte aristocratica». Allusioni, calchi, parodie della nobiltà estetizzante già armata e guerriera sono espressione di un realismo visionario e sarcastico. L’impossibile redenzione, in nome degli ideali democratici, non è risarcita neppure dal fine utilitaristico e dall’atteggiamento biblico, perché l’ottica anarchico piccolo-borghese punta categoricamente alla distruzione e alla sovversione.

Dopo aver riedito Insaniapoli e Il Segreto di Partenope, Nicola D’Antuono ripubblica questo testo con tutti gli apparati possibili e, sulla scia di una «raccomandazione» di Gian Pietro Lucini, lo consiglia agli odierni lettori.

 

 

 

 

Matilde Serao, Fantasia

a cura di Alfredina D'Ascenzo € 13,00

 

La riscoperta di Matilde Serao degli ultimi decenni ha trascurato Fantasia, una delle prime prove narrative della scrittrice napoletana. In questo romanzo è già tutto presente il mondo immaginario ben noto ai lettori: il naturalismo regionalistico, l’adulterio borghese, il moralismo cattolicheggiante, il misticismo cartaceo, lo stile ridondante e anaforico, il floreale a piene mani, la sessualità repressa, il bovarismo esemplificato sui modelli romanzeschi francesi (Flaubert e Zola, quindi). Per le lettrici di quel periodo, questo romanzo fu un classico baedeker di saper vivere, un galateo alla moda che le educò dannunzianamente al sogno di una velleitaria trasgressione e della conseguente punizione morale e sociale. Per il perbenismo piccolo-borghese, che richiedeva ordine, decoro e monotona tranquillità, la condanna inesorabile degli eccessi erotici era la sanzione dei limiti invalicabili alla letteratura come malattia.

Recuperato da Alfredina D’Ascenzo e corredato di apparati puntuali, bibliograficamente e criticamente corretti, questo romanzo è ancora godibile e non merita di essere sottovalutato perché risulta una diagnosi sociologica di un mondo non ancora scomparso del tutto.

 

Alfredo Oriani, Vortice

a cura di Ugo Perolino € 13,00

Vortice (1899) è il racconto dell'ultima giornata di un uomo senza qualità. Il personaggio orianiano anticipa e arricchisce l'ampia fenomenologia letteraria dell'inetto, di cui esaspera i termini dell'immoralismo provinciale e velleitario, la mistificazione di sé. il desiderio di vivere in «una più alta sfera». Infatti, nel romanzo di Oriani i luoghi della prossimità, del familiare e del radicamento, sono quelli tradizionalmente deputati alla conversazione (il caffè, i portici) e alla vita quotidiana. Ma, dietro il velo delle altitudini, i legami comunitari sono intessuti sulla natura oscena della legge notturna, che rappresenta il lato oscuro della norma coniugale e segna l'emersione di un tempo festivo. Meritano speciale attenzione, inoltre, la scrittura onirica, il fantastico, la maschera, come caratteri distintivi di una ''linea romagnola" i cui esiti si prolungano ancora nell'eros visionario felliniano.

La ristampa di Vortice curata da Ugo Perolino è corredata da un saggio introduttivo e da un rigoroso apparato critico che evidenzia il sistema dei rimandi e delle corrispondenze interne all'opera orianiana nel suo innesto con la tradizione politica e letteraria di fine secolo.

 

Cesare Tronconi, Passione maledetta

a cura di Nina Celli €15,00

 

Dedicato a Felice Cameroni, questo romanzo a tesi, edito inizialmente nel 1875, destò al suo apparire a Milano uno scandalo per il radicalismo della provocazione, la protesta sociale, la rivolta antiborghese, il contrasto natura-cultura, il rifiuto dell'amor platonico, l'elogio dell'adulterio, la critica del matrimonio e delle convenzioni sociali, la fatalità della «maledetta» passione amorosa che conduce alla morte. Tutti gli ingredienti della rivolta letteraria, che si confondeva con il 'maledettismo' — anticlericalismo, ideologia positivistica dell'ereditarietà, il cosiddetto «libero amore» — erano presenti in quell'operazione evidentemente ideologica «Iella scapigliatura democratica, in quella che fu chiamata letteratura «oscena» e «disonesta» e che oggi fa impallidire per il patetico, il melodrammatico, il populismo, gli stereotipi umani, l'odio per la vita cittadina.

Il teisti) è rappresentativo dei percorso intellettuale di Cesare Tronconi, un letterato radicale dell'Italia di fine Ottocento. La scrittura di poco pregio e trasandata è oggi evidentissima, come la peculiare forma appendi cistica, i colpi di scena, le simmetrie delle tre parti, gli elementi sentenziosi del narratore onnisciente, la scrittura dell'io, gli allumi, i dialoghi, le lettere, i diarii, i modi teatrali, che Nina Celli, ricostruendo, con tulle le coordinate critiche il profilo dello scrittore, documenta in modo preciso, anche nelle Annotazioni e commento, sottolineando l'enorme distanza che ci separa stilisticamente e ideologicamente dal romanzo.

Amilcare Lauria, Donna Candida

a cura di Alfredina D'Ascenzo € 15,00

 

 

 

Questo romanzo, edito nel 1891 dalla casa editrice milanese Galli, rientra a buon diritto nella tradizione narrativa napoletana, della quale fanno parte, a vario titolo, insieme a tanti altri. Antonio Ranieri, Francesco Mastriani, Di Giacomo. Serao, il Mezzanotte di Checchina Vetromile  e il Ruta delle bizzarrie saggistico-enciclopediche.

Amilcare Lauria, epigono del  Verismo ottocentesco, ma anche ‘scapigliato’, è stato dimenticato (eppure aveva suscitalo l'attenzione critica di Capuana e del giovane Pirandello), e recuperato soltanto per alcuni testi ‘fantastici’, quando, invece, almeno in Donna Candida la regionalizzazione delle topografie, gli aspetti di vita estinti e gli ambienti sordidi e piccolo-borghesi, il disegno dei personaggi meritano ancora il nostro interesse. I difetti non mancano, certamente (digressioni, lingua incerta e asprezze dello stile, stereotipi), ma sono, in effetti, della tradizione romanzesca napoletana e nazionale. Il lettore valuterà la teatralità, il bozzettismo, la degradazione dell'eros e i commerci sessuali, la vita dei comici e gli abbondanti napoletanismi.

Il mondo leggendario e idealizzato della Napoli premoderna si disgregava sotto il piccone del Risanamento e del capitalismo bancario. Il recupero era impossibile, ma la raffigurazione, malinconica, nostalgica e umoristica, sarebbe arrivata fino ad Eduardo e oltre. La riedizione, accurata e pregevole, è una meritoria riscoperta e rappresenta un altro tassello di una risorsa culturale a disposizione dell'odierno lettore: i necessari e criticamente avveduti apparati, insieme con un ricco e documentato catalogo biobibliografico, forniscono le opportune e indispensabili coordinate dell’inquadramento storico-geografico e filologico.

 

 

Antonio Ranieri, Frate Rocco, ovvero piccoli frammenti morali

a cura di Nunzia D'Antuono, € 12,50

 

L'opera Frate Rocco di Antonio Ranieri, edita per la prima volta a Napoli nel 1842, fu giudicata «perniciosa» dai cattolici conservatori e censurata dal governo borbonico perché aveva rappresentato i vizi e le deleterie passioni umane. Attraverso le parabole del frate la critica era trasparente e il progetto educativo dei «giovanotti» mostrava una esemplarità di ricerca delle virtù cristiane anche nell'area partenopea. Dopo Ginevra o l'orfana della Nnnziata (1836-1839), il romanzo che già aveva conosciuto l'interdetto dei revisori, in questi Piccoli Frammenti Morali il Ranieri raccontava da un punto di vista laico e liberale un allegorico viaggio dantesco nella società napoletana della Restaurazione, utilizzava la forma medievale del racconto didascalico ed edificante per ammaestrare i fanciulli del popolo e si allineava con i moderati toscani e con la prosa leopardiana. La forma breve e gli exempla innescavano dei meccanismi ideologici di una «evangelica morale» invisa ai clericali e alla reazione borbonica.

Il saggio introduttivo di Nunzia D'Antuono. gli ampi apparati, le documentate osservazioni sulle vicissitudini censorie, il raffronto delle varie edizioni, finanche delle bozze di stampa, riconsegnano al lettore un testo che, pur essendo stato reputato da Carlo Dionisotti il miglior libro del Ranieri. non è stato mai più riedito.

Ugo Foscolo, Prose politiche e storiche (1798-1802)

a cura di Valerio Vianello € 13,00

 

Scritte da Foscolo negli anni dal 1798 al 1802, le prose politiche e storiche, ricche di umori polemici, rispondono alle sollecitazioni degli avvenimenti da una visuale democratica. Interrogandosi senza confortanti illusioni sul triennio rivoluzionario nell’imminenza della svolta napoleonica, con

l’ambizione di giocare un ruolo di primo piano nel dibattito in corso e la volontà di conquistare il vertice della letteratura italiana contemporanea, tra impegno militante e ricerca poetica, le prose politiche e storiche segnano un passaggio nodale nel noviziato di Foscolo, pronto a diramarsi sia stilisticamente che tematicamente nei capolavori della maturità. La sperimentazione di moduli formali e retorici adeguati al pubblico scelto e alle finalità prospettate, tutt’altro che aliena dal sottrarsi al confronto con l’attualità, avvia, infatti, una nuova stagione e imprime tratti fortemente innovativi alla carriera artistica foscoliana.

Riproponendo dei testi oscurati dal dissenso romantico e poco noti al lettore comune, Valerio Vianello li correda di un ampio saggio introduttivo, di puntuali apparati e di un’aggiornata bibliografia, che, intrecciandosi, inquadrano l’esperienza intellettuale dell’autore nel contesto ideologico del tempo. 

 

Giovanni Battista Intra, Lia o la fanciulla ebrea (novella)

a cura di Stefania Segatori € 16,00

 

Il romanzo inedito Lia o la fanciulla ebrea di Giovanni Battista Intra, scritto a Mantova nel 1859, preziosa testimonianza in forma romanzesca dei contrastati rapporti tra ebrei e cattolici alle soglie dell’Unità, fornisce un fondamentale contributo sulla sedimentazione secolare della civiltà ebraica nel mantovano. L’aspetto storico-documentario della “novella” – come l’aveva definita l’autore, mantovano d’adozione – assume una particolare rilevanza. Oltre all’avventura d’amore tragica, vi si rintracciano numerose notizie sulla città, sulle abitudini quotidiane e sullo stile di vita degli ebrei nell’Ottocento, sui matrimoni misti, sulla sofferta scelta – per le donne – tra religione e femminilità, sul nesso tra religione etnia e nazione, sulla crisi dei valori consolidati nel tempo.

Si tratta di un racconto storico nelle forme allora in voga e ampiamente conosciute. Le sue qualità letterarie e i limiti stilistici risultano evidenti, ma è benvenuta la pubblicazione della prima esperienza narrativa del prolifico autore mantovano, il quale si esercita sul modello manzoniano in un’area periferica. Stefania Segatori, alla quale va il merito della trascrizione non certo agevole del manoscritto, fornisce le coordinate del testo nel saggio introduttivo e le approfondisce negli apparati biobibliografici e nelle annotazioni e commento, non sottovalutandone lo spessore letterario – in verità non altissimo – e i raccordi con altre esperienze culturali, per restituire la “novella” all’area storico-geografica e allo spazio ideologico di una prospettiva erudita di storia patria e al filone di una narrazione che segue il percorso di una scuola definita, in altri tempi, “cattolico-liberale”.

 

Antonio Genovesi, Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze a cura di Nicola D'Antuono € 16,00

 

Con il Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze Antonio Genovesi nel gennaio del 1754 pubblicò un «manifesto di una nuova scuola» (Franco Venturi) e un programma di lavoro che inaugurò l’Illuminismo riformatore a Napoli e nel Mezzogiorno d’Italia. L’abate salernitano, da «metafisico» diventato «mercatante», in densissime pagine tesseva l’elogio di una cultura utile e non diletto, criticava la separazione tra il lavoro manuale e intellettuale e auspicava un sapere tecnico-scientifico per superare l’arretratezza culturale del Regno di Napoli. La critica all’astrattezza della cultura occidentale, al pedantismo, alla metafisica e ai sofismi nei quali si erano adagiati gli intellettuali era impietosa. Perciò Genovesi si rivolgeva alla «studiosa gioventù» e la sollecitava ad estirpare pregiudizi e a promuovere una riforma morale e intellettuale. L’etica della responsabilità era un’idea-forza di un sistema di pensiero teso ad imporre il vero fine delle lettere e delle scienze. Il modello linguistico di un testo redatto in italiano nelle forme discorsive degli elogia, si coniugava con una politica culturale ove i proverbi, le massime, le sentenze, gli exempla assumevano un ruolo decisivo. Il cristianesimo naturale, apertamente sollecitato, risultava, invece, un’oggettiva ripulsa di una intollerante ragione dell’impero teologico.La riedizione di questo ‘classico’ della letteratura settecentesca, una scrittura saggistica in una prosa non di invenzione alle origini della letteratura meridionalistica, richiede una doverosa rilettura. L’abbozzo della cultura occidentale e l’obiettivo dell’istruzione risorsa laica non meritano di passare sotto silenzio. I necessari apparati e il densissimo commento procurati da Nicola D’Antuono non ignorano la bibliografia precedente, ma da un’angolazione diversa presentano il Discorso ai lettori odierni.


Luigi Settembrini, Dialoghi, a cura di Nunzia D'Antuono € 16,50

 

Questi Dialoghi, lasciati ‘da banda’ per molti decenni, mettono a nudo lo smisurato io di Luigi Settembrini (1813-1876), sempre in bilico tra il mondo dei vivi e quello dei morti. I testi, dalle chiare ascendenze lucianee e leopardiane, si presentano quale strumento di ricerca intellettuale della verità oggettiva, sono la contestazione satirica e demistificante della falsa morale risorgimentale, dissentono dal cattolicesimo trionfante, mirano a istituire una corretta scala di valori e di laiche virtù civili, inneggiano alla Scienza e ad un modello linguistico non manzoniano.

Settembrini, estimatore di Bruno e di Galileo, di Alfieri e di Leopardi, nei dialoghi evidenzia la circolarità della sua scrittura. I testi, complementari agli scritti di storia della letteratura, confermano la tecnica del narratore-autobiografo che, utilizzando una forma classica e plurale della tradizione letteraria occidentale, partecipa al dibattito su alcuni nodi culturali del periodo pre e postunitario.

A cent’anni dalla prima pubblicazione a cura di Francesco Torraca, i dialoghi – con l’aggiunta del testo inedito Gaspare Gozzi – sono riproposti in un’accurata edizione commentata e annotata da Nunzia D’Antuono. Il saggio introduttivo e i densi apparati rico-struiscono una scrittura dell’io, insistono sulla tecnica compositiva, forniscono ai lettori odierni un ampio quadro, filologicamente fondato, della fisionomia intellettuale dell’autore delle Ricordanze e del suo mondo morale.